Palazzo D’Avalos, l’ex carcere di Terra Murata

Il Palazzo D’Avalos è un antico edificio del 1500 che sorge nella parte interna della fortificazione di Terra Murata, il borgo medievale dell’isola di Procida.

Questo edificio medievale, prende il nome dalle possenti mura difensive a picco sul meraviglioso mare procidano.

In questa parte dell’isola è possibile scattare foto d’autore ricordando la storia del carcere che ospitò alcuni dei personaggi che hanno contribuito alla storia moderna d’Italia che hanno trascorso parte della loro vita.

I più appassionati possono prendere nota degli orari di visita e del costo dei biglietti che indicheremo, prenotando un tour che comprenda il carcere, il museo archeologico e l’intero complesso monumentale.

Raggiungendo la parte più alta dell’isola di Procida, è possibile visitare un edificio di grande valore culturale e storico, il Palazzo D’Avalos, voluto fortemente dall’omonima famiglia spagnola che nel 1500 ne ordinò la progettazione e la costruzione.

Come governatori dell’isola, i D’Avalos commissionarono per l’opera i migliori architetti della città, nelle persone del Cavagna e del Tortelli, ingaggiati direttamente dal cardinale Innico D’Avalos che seguì i lavori personalmente.

La famiglia D’Avalos rimase a capo dell’isola di Procida fino al 1700, destinando l’edificio prima a Palazzo Signorile, sede degli sfarzi e delle decisioni politiche della città, e poi a Palazzo Reale della famiglia Borbone.

Furono proprio questi ultimi a cambiare la destinazione del palazzo in una scuola militare, dove i soldati potevano esercitarsi e prepararsi a difendere la patria.

Successivamente, divenne sede del carcere dove furono imprigionati anche personaggi famosi come Luigi Settembrini e Cesare Rosaroll, oltre a diversi generali di matrice fascista come Junio Valerio Borghese, Graziani Rodolfo e Attilio Teruzzi che vi trascorsero gli ultimi giorni della loro vita.

Conoscere la storia di questo luogo renderà la visita avvincente e davvero indimenticabile.

Oltre all’esterno, dove è possibile ammirare l’infinità del mare e le bellezze dell’isola, le aree interne aprono al turista uno scenario entusiasmante: le stanze sembrano riportare alla mente scene di esercitazione militare e quelle più tetre della prigionia.

Non leggende e neanche storie inventate ma flash di vita vissuta che trattengono misteriosamente un pezzo di storia tutta partenopea, tanto da riportare il visitatore a quei giorni bui eppure così vividi.

Non è un mistero, infatti, che il Palazzo D’Avalos portò all’isola benefici non solo architettonici ma anche logistici, dal momento che la sua realizzazione rese accessibili alcune zone completamente chiuse come Terra Murata.

Basti pensare che precedentemente si poteva accedere al borgo esclusivamente dalla spiaggia dell’Asino, subito dopo la parte della costa chiamata punta Lingua.

Questo ha significato, per gli isolani, un importante sviluppo della città, con nuovi insediamenti urbani nel borgo della Corricella e la nascita del meraviglioso Convento di Santa Margherita Nuova con l’Abbazia di San Michele.

Si tratta di costruzioni dall’indubbio fascino spirituale che conservano quell’atmosfera mistica che si respira ancora oggi.

Una visita a Palazzo D’Avalos per rivivere le atmosfere dell’epoca

Da residenza estiva dei Borboni a riserva nei periodi di caccia, da caserma a carcere per ergastolani fino a diventare un opificio nel quale i prigionieri dovevano lavorare la canapa su ordine dei gesuiti.

Una lunga storia che si è interrotta nel 1988, quando si decise di chiudere definitivamente il carcere per poi trasformarlo in patrimonio dello Stato nel 2013, quando il comune lo acquisì, eseguendo opere di messa in sicurezza e ripristino dello stato dei luoghi.

Grazie alle autorità locali e alla presa di coscienza del suo valore inestimabile, il Palazzo D’Avalos oggi gode di nuovo splendore: un nuovo percorso, l’apertura di visite guidate e tanti eventi dedicati ai turisti e alla gente del posto, incuriosita da questo pezzo di storia.

Chi decide di tuffarsi in questa magica avventura dovrà fare i conti con uno dei personaggi più iconici del carcere, il Dottor Giacomo Retaggio, che per ben 25 anni fu psicologo dei detenuti nonché loro medico.

Un uomo dalle mille sfaccettature, in grado di raccontare in modo mirabile storie, aneddoti e segreti appartenenti ai 500 detenuti, di cui solo 50 ergastolani.

Ogni stanza sembra esalare mistero misto ad angoscia per riportare il visitatore a giorni di sofferenza, di solitudine ma anche di ideali per cui combattere e di speranza.

Forse qualcuno avrà l’impressione di aver già visto quei luoghi e infatti nel 1971 Palazzo D’Avalos è diventato il set cinematografico per girare il film di Nanni Loy, intitolato “Detenuto in attesa di giudizio”, che aveva il grande Alberto Sordi come protagonista.

L’accesso alle carceri e i segni del passato

Per entrare nel carcere, è necessario attraversare un lungo androne che inquieta per il silenzio che mantiene, ma quando si accede, si apre un mondo che sembra essere rimasto sospeso: corridoi dal soffitto altissimo illuminati da grosse finestre ad arco, travi che mantengono ancora solida la struttura e grate in ferro massiccio che chiudono gli ambienti.

E ancora grosse stanze dove si trovano ancora i letti dei detenuti, piccoli mobiletti che custodivano il loro “necessaire” e chiodi dove adagiare i loro abiti.

Le finestre delle stanze, talvolta, mostrano il panorama spettacolare del mare e dei piccoli isolotti disabitati che si trovano nei pressi dell’isola e che contrastano con il grigiore del luogo.

Vero protagonista del Palazzo D’Avalos è la stanza che ancora oggi conserva le suppellettili dei detenuti: forchette, cucchiai e vettovaglie, tavoli in legno con i libri che potevano consultare o che forse avevano portato con loro come unica fonte di distrazione.

Pagine pregne di storia e di vita vissuta che fanno trasalire al pensiero che siano appartenute a uomini che hanno trascorso fino ai loro ultimi giorni in questo luogo.

Continuando la visita, ci si trova in una stanza molto ampia dove si trova una sedia in ferro dove probabilmente si eseguivano degli interventi e un piccolo tavolo da chirurgo.

Tutti questi luoghi, fortunatamente, sono rimasti intatti e sebbene consumati dal tempo che è trascorso, danno perfettamente l’idea di cosa fossero.

Oggetti di vita vissuta e un incredibile atmosfera

Visitando il Palazzo D’Avalos, si prova una strana sensazione di quiete, una sorta di empatia con i detenuti che vi hanno vissuto: si trovano oggetti personali come scarpe, giacche impolverate, una macchina da cucire dell’intramontabile marchio Necchi e matasse di canapa che mettono in contatto il visitatore con l’ambiente.

Guardare le celle chiuse con grossi meccanismi in ferro, la numerazione delle stanze e alcuni letti in ferro arrugginito provoca davvero sensazioni contrastanti: paura per un tempo così lontano eppure attuale come non mai.

Ascoltare le storie del Dottor Giacomo attraverso la voce delle guide diventerà un’esperienza indimenticabile che resterà fissa per sempre nella mente e nel cuore, un’occasione imperdibile per coloro che visitano Procida.

Il complesso museale di palazzo D’Avalos ospita nell’ultima stanza anche un’opera d’arte contemporanea realizzata da Alfredo Pirri.

L’opera si chiama 7.0 perché fu inaugurata proprio alle 7:00 del mattino, essa è costituita da due lastre in materiale vitreo che presentano piume d’uccello al centro.

Un chiaro riferimento alla voglia di libertà e di rinascita dei detenuti che si esprime soprattutto al mattino, quando il sorge, esplodendo con i suoi raggi luminosi.

Alle prime ore del giorno l’opera brilla di una bellezza leggera e soave che dà un senso nuovo alle carceri e alle storie dei detenuti.

Orari e prenotazioni per visitare Palazzo D’Avalos

Il complesso museale di Palazzo D’Avalos può essere visitato tutto l’anno in fasce orarie differenti:

  • da maggio a settembre: tutti i giorni dalle ore 9:30 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 17:00
  • da ottobre ad aprile: tutti i giorni dalle 9:30 alle 11:30 e alle 14:00

Si ricorda che da ottobre a marzo resterà chiuso il lunedì.

Le prenotazioni possono avvenire solo attraverso il sito del Comune di Procida che darà immediata conferma.

Il prezzo intero del biglietto è di € 10,00 ma è possibile godere della riduzione di € 5,00 in caso di non residenti, di giovani dai 6 ai 18 anni, di inseganti e studenti universitari con età inferiore ai 25 anni.

Conclusione

Visitare Palazzo D’Avalos significa entrare nella storia dei detenuti, assorbendo gli odori delle loro stanze, i suoni delle porte che scricchiolano, del silenzio assordante e del vento che batte contro le finestre, ma anche immagini di uomini feriti dalla vita, segnati da colpe immutabili e da destini decisivi.

Storie vere, insomma, che trasudano dai muri, dai chiodi, dal legno dei mobili e dal pavimento in pietra, sconnesso e irregolare come la vita di chi lo ha calpestato.

Chi viene a Procida ha l’obbligo morale di visitare il carcere presente nell’antico Palazzo D’Avalos, un modo per riconoscersi parte della storia e rappresentante di una generazione nuova e più consapevole.

Un luogo pregno di significato che anche i più piccoli sapranno apprezzare per le emozioni forti che è in grado di scatenare.